Written by 11:48 Sentenze e atti parlamentari

2010_05_04_ comunicato sospensiva al consiglio di stato

ALL’ATTENZIONE DEL DIRETTIVO AIEA

p.c. associazioni/sindacati/esperti

In data 28 aprile 2010 abbiamo ricevuto un telegramma e una comunicazione da parte della segreteria dell’avv. Ezio Bonanni (che abbiamo ringraziato) il quale a sua volta era stato avvertito di un ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri di richiesta di sospensiva della applicazione della sentenza 5750/09 del TAR del Lazio. Come è noto questa sentenza, a seguito di un ricorso presentato a nome e per conto di alcune associazioni  fra cui l’AIEA, sempre dall’avv. Bonanni, stabiliva la nullità della norma che restringeva  gli aventi diritto ai risarcimenti previdenziali dei lavoratori ex esposti per oltre 10 anni soggetti agli atti di indirizzo ministeriali, come stabilito dal decreto ministeriale 12.03.2008.   Pertanto diventavano beneficiari del provvedimento tutti coloro che erano soggetti agli atti di indirizzo nel periodo oltre 1992, fino all’inizio delle bonifiche dell’amianto nei loro luoghi di lavoro, non oltre al 2003 e non solo i lavoratori appartenenti alle 15 aziende elencate dall’INAIL.

Contro la sentenza il Ministero del Lavoro e l’INAIL hanno proposto appello davanti al Consiglio di Stato.

Questo non è loro bastato perché come si diceva è stata fatta richiesta di sospensiva della sentenza stessa “per pregiudizio grave e irreparabile”.

Nel caso in cui il Consiglio di Stato avesse accolto tale richiesta la sentenza non sarebbe stata eliminata, ma sospesa (quindi priva di effetti) fino a che non fosse stata discussa nel merito in una successiva udienza sempre davanti al Consiglio di Stato (chissà quando).

Nel frattempo il Parlamento ha approvato il cd decreto mille proroghe (legge 26.02.10 n. 25) che all’articolo 6 comma 9 bis riportava la situazione prima della sentenza. Nel seminario indetto dalla CISL nazionale proprio il 28 in occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto era intervenuta la dott.ssa Fabiola Ficola a nome e per conto dell’INAIL che aveva affermato essere tale norma un’interpretazione autentica dell’articolo 1 comma 20 della legge 24 dicembre 2007 n. 247, quindi si doveva ritenere la sentenza 5750/09 Tar del Lazio di fatto annullata.

E’ pertanto risultato evidente il parallelismo e la tempestività del Governo che da un lato presenta una norma che il Parlamento velocemente approva e dall’altro presenta un ricorso al Consiglio di Stato per togliere ogni ostacolo alla sua applicazione.

Non ci sembra che il Governo sia stato altrettanto tempestivo nell’emanare il decreto di erogazione del Fondo per le Vittime dell’Amianto che da più di due anni è fermo.

Dobbiamo dire che tutte le volte che abbiamo incontrato il Ministero del Lavoro e l’INAIL abbiamo sentito e misurato nella pratica un’ostilità profonda da parte loro nei confronti dei lavoratori ex esposti soprattutto se richiedenti i risarcimenti  previdenziali.

Viene da dire: ma che hanno fatto di male queste lavoratrici e lavoratori?

Tornando   al discorso principale dopo l’informazione sull’udienza stabilita davanti al Consiglio di Stato per  il 4 maggio ci siamo attivati per predisporre la nostra opposizione. Abbiamo quindi contattato l’avv. Alessandra Mari – e con lei l’avv. Niccolò Paoletti –  con cui già ci eravamo incontrati al seguito della revoca del mandato all’avv. Bonanni (per gravi divergenze di ordine politico e giuridico) e impostato la nostra difesa. I tempi stretti non ci hanno permesso di fare una discussione con tutto il direttivo, ma ne abbiamo comunque discusso  con qualcuno e  con l’avvocato che ha steso e presentato la memoria con il nostro consenso.

Nella sostanza la memoria difensiva che viene posta in allegato presentava due fondamentali argomenti: a) ridicolo e strumentale era la   pretesa che gli effetti della  sentenza del TAR 5750 mandassero   in fallimento lo stato italiano; b) la norma del decreto milleproroghe fatta apposta per noi (del resto come quella che riguarda la Marina Militare) rappresentava un’ingerenza del potere esecutivo e legislativo su quello giudiziario, assolutamente non accettabile. L’avv. Mari ha sostenuto molto duramente quest’ultimo principio anche se – furbescamente – non era contenuto nella memoria dell’avvocatura dello Stato.

Pertanto ed infine gli avvocati dello Stato hanno dovuto accettare, addirittura proporre loro stessi, di superare la richiesta di sospensiva per andare a discutere il merito.

CHE SUCCEDE ORA?

Certamente abbiamo segnato un altro  punto a nostro favore (la sentenza resta), ma la partita non è chiusa. Per esprimerci in un vecchio linguaggio che non ci piace più dovremmo dire: abbiamo vinto un’altra battaglia, ma non abbiamo vinto la guerra.

A questo punto c’è tempo e necessità di discutere, e,  forse meglio e di più, di mobilitarci.

AIEA NAZIONALE

Milano, 4 maggio 2010

Scarica allegati:

274.05.10 AIEA – Memoria difensiva_02-05-2010.pdf  ; sospensiva_AEA

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