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2010_05_18_lettera aperta

Matera, lì 18 Maggio 2010

Prot. N° 18/2010/ A.I.E.A. VBA

Lettera aperta :

Riprendo, nella parte iniziale della lettera, alcune citazioni iscritte dal nostro Presidente della Basilicata “Vincenzo Verrastro” nel 1971 e riportate nel libro “Del tempo e dell’eterno”, perché sembrano più che appropriate per le vicende contemporanee :

Viviamo in Italia con disagio.

Quali i motivi ?

 

E’ ormai evidente che la politica in Italia abbia perduto ogni carica ideale ed

il bene comune rappresenta, sempre meno l’obiettivo al quale si dovrebbe indirizzare indirizzare la sua iniziativa.

 

Viviamo in un clima in cui non sono

i valori morali, culturali o politici a contare,

ma solo spinte particolari e contingenti.

 

Non esistono più i partiti che si ispirano ai valori morali scaturiti

dal Cristianesimo,

a cui si è ispirata la nostra cultura.

 

Siamo prigionieri di persone che non credono in detti valori e,

circondati da persone che alla politica giungono come affaristi.

 

La politica seria, dovrebbe essere ancorata a saldi principi,

non essere prigioniera di gente che non crede in detti valori.

 

 

Si deve ritornare alla politica, come vocazione e non come a quella attuale

“Politica di Mestiere “.

 

Bisogna recuperare il senso dello Stato ed il rispetto delle Istituzioni.

 

Chiediamo il rispetto dei principi fondamentali della

COSTITUZIONE ITALIANA
che hanno ispirato la definizione degli art.li 1 – 2 – 3 – 4.

 

Chiediamo, inoltre,

il rispetto dell’art. 11:

 

“l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati”

,

alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

 

L’Italia non deve primeggiare in Europa per impegno di uomini e mezzi,

solo per dire abbiamo dato di più,

chiediamo che si autorizzino gli impegni militari esteri con

condizioni di parità con gli altri Stati membri della C.E.”.

 

–        perché, poi, per il Mezzogiorno non si può rispondere che la cassa è chiusa, e non si hanno soldi per il Fondo Vittime Amianto, perché abbiamo dovuto correggere alcune ingiustizie presenti nel nostro equilibrio finanziario.

 

La nostra Regione, come le regioni meridionali e nazionali, hanno avuto il max sviluppo industriale tra gli anni 60 ed 80 e, sono state interessate dalla massiccia semina di fibre cancerogene di amianto, ma con un’aggravante :

 

La Basilicata in cambio di questa semina di morte ha dato e continua dare utilities primarie : legname, acqua, gas e oggi petrolio, … tanto petrolio, troppo petrolio, attenti a quanto se ne estrae, attenti a come lo si estrae, attenti a ciò che si immette nell’ambiente ..: Il petrolio della nostra regione non è una riserva infinita utile a risolvere i problemi energetici di tutta l’Italia, può finire, può finire come il gas e poi ?,

  • Poi sarà compito della Regione, risolvere i problemi ambientali, e pagare le spese sanitarie per le conseguenze dell’inquinamento, ma non importa è prioritario risolvere l’emergenza energetica nazionale.
  • Ed i meridionali, se vogliono lavorare debbono fare la valigia ed espatriare, chi vuol lavorare il lavoro lo trova. Veniamo trattati come il terzo mondo, con il dovuto rispetto per loro, perché sono stati privati delle loro tradizioni e della loro cultura e sono stati costretti, per salvarsi dai genocidi, ad espatriare.
  • Ci lamentiamo tutti, se poi vengono da noi, come qualcuno si lamenta che poi sono troppi i meridionali che vanno al Nord (si lamentano perché non parlano bene l’Italiano, perché hanno una cultura diversa).
  • Noi meridionali dobbiamo dare loro le nostre materie prime per le loro industrie ed in cambio noi dobbiamo accettare le loro scorie, i residui inquinanti delle loro industrie.

Le nostre utilities debbono essere merce di scambio per le loro esigenze.

  • Bisogna smetterla, la vita delle persone del meridione non è merce di scambio, bisogna fare emergere le reali conseguenze generate dall”utilizzo e nel disprezzo dello nostra vita di tante sostanze cancerogeniche come le fibre di amianto.
  • Bisogna far emergere le responsabilità di chi ha permesso ciò.

 

 

Il terremoto distrugge in un attimo ciò che l’uomo, incurante della vita altrui, costruisce senza rispettare le leggi della fisica, con un solo fine “il Lucro”, un benessere momentaneo, mentre chi ha permesso l’utilizzo dell’amianto è responsabile, oltre della premorienza di tanti cittadini anche della sofferenza che ha accompagnato la vittima ed i suoi familiari nel suo calvario.

 

L’amianto ti corrode lentamente nelle parti vitali più interne e se hai la fortuna di sopravvivere ti lascia un’invalidità che ti segna per il resto dei tuoi giorni.

 

Era una tragedia annunziata, prevedibile, ed ancora oggi non so se per ignoranza culturale o voluta non si fa rispettare ciò che la legislazione italiana, per di più in ritardo e dopo le condanne della Comunità Europea, ha previsto in materia di esposizione all’amianto.

 

I nostri governanti, sanno che l’Italia è stata la nazione della Comunità Europea che più ha consumato amianto, conoscono i risultati degli studi epidemiologici effettuati e, conoscono, anche, i risultati delle elaborazioni statistiche previsionali sulle tragiche conseguenze che l’esposizione alle fibre di detto minerale hanno generato e produrranno nel prossimo decennio, quando si manifesterà il picco dei mesoteliomi (per il 2009 previste ca. 4000 vittime, per l’anno 2015 ca. 15000).

 

Le proiezioni per il prossimo decennio sono spaventose e si conoscono anche fin troppo bene quali potrebbero essere gli esborsi.

 

Mentre in Francia, pur avendo avuto un impatto ambientale conseguente alla presenza fibre di amianto notevolmente inferiore rispetto a quello dell’Italia, per il minor consumo di manufatti in fibra di amianto, si rendono disponibili ca. 550 milioni di euro fin dal 2002 per il finanziamento del fondo vittime amianto, in Italia ancora non è stato deliberato il decreto attuativo per i 30 milioni di euro (parte dei 50 milioni di euro previsti dalla legge n. 244 del dicembre 2007, promulgata dal governo Prodi nella Legge Finanziaria per il 2008).

 

Nelle parole di Carmine Donnola riporto il dramma dei lavoratori ex eposti della Val Basento e delle loro famiglie :

 

IL GIORNO DOPO : C’E’ IL GROVIGLIO

 

Un tempo sfilavano le bandiere

Dopo anni di parole

Ne fiori ne corone

Hanno deposto sulla lapide

Il primo Maggio

Alle Morti bianche

 

Uno sguardo a Dio

Il suo sorriso

Ero io e la famiglia

In quella piazza vuota

Mio fratello operaio

Dopo il lavoro in fabbrica

Si rilassava facendo quattro passi

 

L’indifferenza dei vivi

“UCCIDE”

Il sacrificio dei Morti

Nemmeno la memoria

Vogliono riservare a loro

 

Per le Istituzioni

Non sono iscritti

All’albo degli Eroi

Col tempo scompare

Il rapporto epistolare

 

Un albero verde

Si vede nel deserto

Svendono il coraggio

Comprano il niente

 

Non una messa

Nella valle

Delle vittime del Basento

 

Per i padroni

Gli operai morti sono

Solo granelli di “polvere”

Il lamento dei famigliari

Lo trasportano in cielo

Rondini ed uccelli

 

Il primo Maggio

Non una corona hanno deposto

Padroni ed istituzioni

Sulla lapide della morte bianca

 

Carmine Donnola

 

Vi invito ad ascoltare le altre poesie, scritte e lette da Carmine Antonio nel sito della Associazione Val Basento ed a visionare quanto riportato in merito al monumento dedicato ai tanti lavoratori caduti per il contagio di sostanze nocive presente negli ambienti di lavoro dei siti industriali della Val Basento :

A tal riguardo, di seguito, riporto le parole di conforto di Pasquale Doria indirizzate a Carmine Donnola :

Una Storia triste, fatta di speranze tradite, il lavoro vero, finalmente…..che però non riscatta un bel niente se si trasforma in un mostro silenzioso, subdolo, capace di rubarti la vita.

L’ha raccontata con rabbia e dolore Carmine Donnola questa storia.

Non è il solo ad aver pianto con la mano fredda sulla spalla, consolatoria solo se serve a interrompere un’inutile sofferenza, magari quella di un fratello agonizzante.

Dopo, quando hai saputo quel che in tanti nostri paesi viene appena sussurrato, quasi con timidezza, paura e rassegnazione, è difficile fare finta di niente.

I veleni del progresso, dello sviluppo, della crescita – o comunque si voglia chiamare quella cosa che ci spaventa e ci blocca, ma della quale non possiamo fare a meno, tutti – quei veleni, dicevamo, sono in mezzo a noi.

Vivono e lottano con noi. Dentro di noi.

Per farci fuori ? Lentamente? Forse.

Il fatto è che in certi giorni, anche col sole che picchia forte, il cammino sembra buio e il ritmo di ognuno è quello di passi obbligati:

nasci, produci, consuma e muori.

In mezzo a tutta questa vera violenza del quotidiano, ogni tanto – abbastanza raramente, per la verità – incontri gente come Carmine, che non si è arreso, che ti spara una risata in faccia e, senza dire neanche chissà che cosa, ti smonta in un solo attimo, specialmente se mostri di avere troppe granitiche sicurezze, spagnoleschi pennacchi, paure smascherate sotto un pelle sintetica di leone.

Quell’espressione l’avevo già vista.

E’ antichissima.

Era raffigurata su certi vasi dai colonizzatori che arrivavano dal mare e su gusci di noce approdavano pieni di fiducia da queste parti.

Un viavai intenso dall’antica Grecia molte centinaia di anni prima della nascita di Cristo. E poi, ancora tra i libri di storia dell’arte, più recentemente, lo stesso volto è spuntato come sempre irridente.

Un suggerimento sublimale, mi avevano mostrato una foto che ritrae Carmine con un curioso copricapo, come quello dei giullari di antiche corti, un arguto Bertoldo che non ci mollerà.

Non così facilmente. E’ così.

Dopo averlo conosciuto, in realtà, anche senza vederlo da vicino, il suo ghigno beffardo, nemico dei dentisti, ha la forza di riaffiorare spontaneamente.

Una forza della natura, è un virus, un memento che si scatena, presente nella sua assenza materiale, comunque pronto a ridimensionare le inutili impennate d’orgoglio o i deliri d’onnipotenza che spesso annebbiano i nostri neroni.

Un buon balsamo per non perdere completamente di vista se stessi, ma anche gli altri, nel grande labirinto in cui precipitiamo, il più delle volte senza paracadute, per la semplice ragione di esistere.

Grazie Carmine e continua a stare alla larga dai cavadenti.

Pasquale Doria.

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